martedì 4 giugno 2013

Seconda edizione della settimana senza glutine.

Il prossimo 10 giugno prenderà il vi la seconda edizione della Settimana nazionale di informazione dedicata a celiachia e sensibilità al glutine. La settimana, che si concluderà il 16 giugno, è promossa da DS – gluten free, con il supporto scientifico del Dr. Schär Institute e con il patrocinio dell’Associazione Italiana di Dietetica e di Nutrizione Clinica (ADI). Sarà possibile, in farmacie e negozi specializzati, trovare iniziative divulgative e informative sull'argomento oltre che la promozione di particolari prodotti, privi di glutine, e dei loro derivati.



Prendendo spunto da questo evento prossimo, mi piacerebbe discutere con voi del glutine e delle sue implicazioni, partendo da un sondaggio, che vi veda protagonisti.
Se avete voglia, sarebbe interessante che scriveste, nell'apposito spazio utilizzabile per rispondere a ciascun post pubblicato, e quindi anche a questo, cosa ne pensate, quali secondo voi sono i cereali e gli alimenti in generale che contengono glutine e quali no e se ne fate uso nella vostra alimentazione e come e se avete mai pensato che il glutine potesse crearvi problemi.
Non sentitevi sotto esame, non è un interrogazione, non do voti e giudizi e non rimando nessuno!
Vedetela come un modo interattivo di fare "discussione", che poi è anche il motivo principale per cui "mi diverto" a scrivere qui sopra e lo faccio in forma di blog interattivo!

Allora vi aspetto.

venerdì 3 maggio 2013

Medicina Naturale: Lo yoga produce benefici mutamenti genetici nel corpo


Quanti e quali i vantaggi offerti dal praticare lo yoga? Molti, e i più diversi, hanno ormai accertato numerosi studi scientifici. Si va dal semplice armonizzare il proprio corpo a più noti benefici sulla mente e la salute dell’organismo, compreso il rafforzamento del sistema immunitario. Ma, oltre a ciò, un nuovo studio ha suggerito che la millenaria pratica possa avere addirittura effetti sull’espressione genica, andando a produrre mutazioni interne.

I ricercatori dell’Università di Oslo (Norvegia), coordinati dal dottor Fahri Saatcioglu, hanno condotto uno studio pubblicato su PLoS One in cui si suggerisce che gli effetti già segnalati in precedenza circa le pratiche yoga hanno una componente fisiologica integrante a livello molecolare. Questa azione a livello molecolare viene avviata immediatamente durante la pratica, e può costituire la base per stabili e salutari effetti a lungo termine.

Il professor Saatcioglu, insieme ai colleghi Su Qu, Solveig Mjelstad Olafsrud e Leonardo A. Meza-Zepeda, hanno coinvolto 10 soggetti adulti che hanno partecipato a un ritiro di una settimana in Germania, in cui hanno praticato lo yoga e altre attività.
Durante le sessioni, i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti che avvenivano nei partecipanti, scoprendo che quella sensazione di lucidità e benessere provata dagli yogi altri non era che la modifica nell’espressione di ben 111 geni che era avvenuta durante la pratica.


La settimana di ritiro, per i partecipanti, si è svolta nel seguente modo: i primi due giorni hanno praticato per 2 ore gli esercizi yoga comprensivi di posture, esercizi di respirazione e meditazione. I giorni seguenti si sono dedicati a passeggiate nella Natura e all’ascolto di musica jazz o classica.
Sia prima che dopo le quattro sessioni di esperimenti, i ricercatori hanno prelevato dei campioni di sangue dai partecipanti, che sono stati analizzati al fine di valutare l’attività del sistema immunitario per mezzo delle cellule mononucleate.

Le analisi condotte sull’attività di queste cellule – che svolgono un ruolo chiave nell’attività del sistema immunitario – hanno permesso di scoprire che quando i volontari si erano dedicati alle passeggiate nella Natura e all’ascolto della musica si verificava un mutamento nell’espressione genica in 38 di queste cellule circolanti.
Quando invece si erano dedicati alla pratica dello yoga, queste mutazioni nell’espressione genica avvenivano in 111 cellule mononucleate.

Entrambe le pratiche hanno influito sulle modifiche di 14 geni in comune. Per cui se ne deduce che «i due regimi, in qualche misura, influenzano i processi biologici simili», scrivono i ricercatori.
Tuttavia, la pratica dello yoga ha avuto un impatto significativamente maggiore, rispetto alle altre due attività. Questo suggerisce che, sebbene le camminate nella Natura e l’ascolto di un certo tipo di musica possano essere benefiche per la salute e a livello molecolare, la pratica dello yoga supera comunque queste attività offrendo un effettivo maggiore beneficio.



tratto da: La Stampa.





lunedì 22 aprile 2013

Perchè è buona norma consumare carboidrati non raffinati...

Vi avevo promesso, tempo fa', una breve riflessione sui carboidrati e sul perché sia preferibile non consumare carboidrati raffinati.
Eccoci qua.
 


Innanzitutto facciamo chiarezza su cosa si intende per "gruppo alimentare dei carboidrati".
Vengono definiti in questo modo:
tutti i cereali (frumento, orzo, mais, farro, kamut, riso, miglio ecc...) in seme, tutta la pasta, qualsiasi sia il cereale di base utilizzato per la sua produzione, tutti i tipi di pane, azzimo o lievitato, la pizza, le focacce, le fette biscottate, i biscotti e tutte le preparazioni salate o dolciarie a base di farina di cereali. Ovviamente rientrano nella categoria dei "carboidrati" anche zuppe di cereali e di cereali e legumi. Senza dimenticare gli utilizzatissimi, ormai, cereali da colazione: muesli, fiocchi di cereali e cereali soffiati di varia natura.




Menzione speciale alle patate che sono un tubero ma che sono ricche in carboidrati e dunque rientrano a pieno titolo in questa categoria, ma le citiamo soltanto, per dovere di precisione. Le patate infatti, non esistono che in una sola forma e non possiamo fare distinzioni tra "integrali" e "raffinate"!


Cosa vuol dire che è meglio non consumare carboidrati raffinati?
Ogni volta che ci troviamo di fronte a cereali in seme, farine, paste e prodotti di derivazione (pizza, focacce, pane, fette biscottate ecc...) che hanno un colore molto chiaro, siamo di fronte a prodotti che sono stati sottoposti a un processo di raffinazione.
Il processo di raffinazione priva il chicco del cereale (dal quale si ottengono poi i derivati di farina, pasta, pane, pizza ecc...) della sua parte più esterna. Rimane la parte centrale del seme, "il chicco", che è ricco di proteine e amidi.
Nella parte esterna del seme, però, che è in genere più scura, rispetto al cuore del chicco che è più chiaro, sono contenute preziose vitamine, sostanze fitochimiche e fibre.
Oltre ad altre categorie di proteine meno "appariscenti" ma indubbiamente utili al nostro benessere.
La raffinazione, dunque, elimina molte sostanze benefiche e nutrienti.
Quello che rimane è un prodotto forse più gradevole esteticamente, ma molto impoverito dal punto di vista nutrizionale.

Esiste poi un'altro problema derivante  dalla raffinazione
Vediamolo con calma.

Indice Glicemico e Carico Glicemico.
Quando si tratta di Carboidrati si sente spesso del famigerato "indice glicemico".
L'indice glicemico è un valore numerico che definisce quanto, quel determinato alimento, è in grado di innalzare i livelli di glicemia nel nostro sangue.

I livelli di glicemia indicano quanto glucosio sta circolando nel nostro organismo in quel momento. I carboidrati, in quanto zuccheri complessi (cioè fatti da più molecole di zuccheri/glucosio "in fila") sono in grado di fornire glucosio all'organismo e quindi di innalzare la sua concentrazione nel sangue.
Livelli troppo alti di glicemia possono provocare scompensi metabolici, insulino resistenza, obesità e tutta una serie di altre problematiche che, magari, affronteremo in altri articoli.
Ci basti, per ora, sapere che in una buona e corretta alimentazione i livelli di glicemia, a digiuno, devono rimanere il più possibile entro il loro normale e fisiologico range (che va da 65 a 110 mg/dl). Valori di glicemia a digiuno, oltre i 110 mg/dl indicano che qualcosa non va.
La glicemia invece tende a salire un pochino in modo "ciclico e regolare" dopo ogni pasto. Per poi ridiscendere al valore basale entro un tempo ragionevole. Ma più si alza repentinamente e più questa cosa viene ripetuta nell'arco di una giornata, più fatica si farà a far rientrare i valori della glicemia a un livello normale. Tutto deve essere modulato finemente.
I livelli di glicemia non devono poi scendere neppure sotto i 65 mg/dl e quando questo succede si parla di crisi ipoglicemiche, altrettanto dannose per il nostro organismo, in particolare per il cervello.
Una certa quota di zuccheri ci serve!
Come sempre è una questione di "equilibrio".
A questo riguardo, si dice,  che una alimentazione equilibrata debba essere fatta da alimenti che abbiano un indice glicemico basso o comunque non troppo elevato.
....e qui occorre fermarsi. E ragionare.

Perché chi ci racconta questa cosa non sa e/o rimuove il fatto che non solo diversi alimenti hanno diverso indice glicemico, ma anche che: diversi alimenti hanno diverso contenuto in fibre!

Ecco allora che io , e moltissimi altri specialisti nel campo della nutrizione forse anche più bravi ed esperiti di me, vi invitiamo a considerare non più "l'indice glicemico" di per se stesso, ma il carico glicemico.
Il carico glicemico è un valore numerico che definisce quanto, quel determinato alimento, è in grado di innalzare i livelli di glicemia nel nostro sangue, in rapporto al suo contenuto in fibre.

Volendo utilizzare una formuletta matematica (che fa sempre colpo! ;) ) potrebbe essere questa:
 
CG = IG - CF
dove
CG è il Carico Glicemico.
IG è l'Indice Glicemico
CF è il contenuto in fibre.



Si capisce allora molto semplicemente che maggiore è il contenuto il fibre, minore sarà il carico glicemico dell'alimento che sto per ingerire.
Detto in altro modo: più è alto il contenuto in fibre, minore sarà l'effetto dell'indice glicemico di quell'alimento!
Detto ancora in modo più semplice: cereali integrali, pane, pasta, pizza integrali e tutti i preparati che ne derivano rilasciano molto lentamente gli zuccheri che contengono e fanno dunque risalire molto lentamente, e non oltre il dovuto, i valori di glicemia nel nostro sangue.

Paradossalmente, in quest'ottica, è più elevato il carico glicemico di un piatto di pasta di frumento raffinato rispetto a una manciata di fichi secchi!
Il primo (la pasta raffinata) è stata privata completamente del suo contenuto in fibre.
La seconda (la manciata di fichi secchi) è molto zuccherina ma ha, per contro, un elevato contenuto in fibre che "tamponano" il contenuto in zuccheri!

Ecco dunque due validissimi motivi per prediligere carboidrati integrali e non raffinati, SEMPRE!
Pasta integrale, riso integrale, tutti i cereali in seme integrali, laddove sia possibile, e tutte le preparazioni dolci o salate fatte a partire da farine integrali.
Queste sono miniere di salute e vitalità!
Ancor più lo sono in una società come la nostra dove si consuma già troppo zucchero...e zuccheri...in generale...






Ricordate: tutti gli alimenti raffinati

- hanno SEMPRE perso gran parte delle sostanze nutritive che caratterizzava il cereale di provenienza, in origine,
- hanno SEMPRE elevato carico glicemico
e dunque
- sono SEMPRE potenzialmente in grado di favorire obesità, malattie di vario genere e cardiovascolari, dismetabolismi, e, non ultimo: infammazione...

Valeva la pena, di fare questa riflessione, vero?

Buona Settimana.

venerdì 5 aprile 2013

Ricetta: frittate & Co!

Oggi vi parlo di frittate.
Si, avete capito bene: frittate. Al plurale.

Di solito, quando di si parla di frittata viene in mente, immediatamente, quella classica:
uova, parmigiano e quello che più ci va di aggiungere (latte, verdure ecc...)



Ma lo sapete che questo non è l'unico modo di fare una frittata?

Vediamone alcuni.



Frittata con la ricotta.



Al posto del parmigiano, che a non tutti piace o che non tutti tollerano (per problemi digestivi o di intolleranza ai latticini) possiamo usare della ricotta.

Per ogni persona metteremo:
2 uova
100 gr di ricotta
Le uova vanno sbattute con la ricotta finché non diventa una crema morbida.
Il tutto viene poi fatto friggere in padella come la normale frittata, o, se si preferisce una cottura più light, fatto cuocere in forno. In quest'ultimo caso in una teglia antiaderente (o normale foderata di carta forno, senza condimenti aggiunti).

La ricotta, che è classificata come formaggio-non formaggio, viene ottenuta dal siero del latte, la parte, cioè liquida, che viene separata da quella grassa e proteica del latte. Per questo motivo è meglio tollerata e più digeribile rispetto a tutti gli altri formaggi. Se riuscite a trovare la ricotta di capra, il risultato sarà ancora migliore!


Frittata senza latticini.



La frittata si può anche fare senza l'impiego di latticini. Se qualsiasi tipo di prodotto caseario vi crea fastidi, o se siete allergici alle proteine del latte, questa ricetta può permettervi di gustare questo piatto senza pensieri.

Per ogni persona useremo:
2 uova
farina di grano saraceno (abbiamo già visto le virtù di questo cereale straordinario) quanto basta.
salsa di soia

Rompete le uova in un contenitore e poi aggiungete, mentre le sbattete, a pioggia, lentamente, la farina di grano saraceno fino ad ottenere un composto che rimane ancora piuttosto liquido, ma che assume un colorito marroncino (per la presenza di questa farina). A questo punto aggiungete un poco di salsa di soia. L'aggiunta di questa salsa è un "trucchetto" che potete adottare se desiderate che la vostra frittata abbia il sapore classico della frittata fatta con il parmigiano. Infatti entrambi (parmigiano e salsa di soia) hanno, al nostro palato, il caratteristico gusto che viene dagli esperti classificato come "umami".

Qualcuno mi chiederà: allora perché non aggiungere la salsa di soia anche alla frittata con la ricotta?
Se lo desiderate, potete farlo, ma questo andrebbe a coprire la dolcezza tipica della ricotta che fa del piatto sopra citato, qualcosa di unico e singolare.

Le modalità di cottura sono sempre le stesse.


Frittata vegana.



Incredibile ma vero: esiste anche una frittata vegana!
Penserete che sono impazzita, o che abbia perso di vista il fatto che le uova non sono un alimento prettamente vegano...
E infatti questa è una frittata senza uova!
Va tutto bene: non sono impazzita. Seguitemi....e capirete...

Cosa serve?

La farina di ceci!
Sapete quella che vedono nei negozi biologici o nei supermercati, quella che si usa per fare la farinata genovese o, se andiamo in toscana, la famosa cecina?
Ecco: lei.

Per  una persona useremo:
50gr di farina di ceci
acqua quanto basta
un pizzico di erbe aromatiche

Si aggiunge alla farina di ceci un pizzico di erbe aromatiche (quei misti già pronti che si trovano in commercio, o, meglio ancora, di vostra produzione...) e piano, piano, si incorpora l'acqua, fredda, fino a formare una pastella piuttosto liquida. Questa si frigge poi (o si passa al forno) come una normale frittata.

I ceci sono legumi ricchi di proteine nobili, ferro, calcio, fosforo e vitamine del gruppo B.
Il vantaggio di questa preparazione è che è completamente priva di proteine animali.


Concludendo.

Tutte queste preperazioni vanno bene per intolleranti al glutine e celiaci perché totalmente prive di glutine.
Ci tengo a precisarlo perché sono sempre di più le persone che sviluppano problematiche legate al glutine e penso sia giusto pensare anche a loro.
Per altro, e avremo modo di parlarne, meno glutine arriva sulle nostre tavole in generale, meglio è, dunque impariamo come si fa!

Abbiamo qui trattato il "modello base" della frittata. Se volete aggiungervi, per esempio, delle verdure, ricordate di farle rosolare prima di aggiungervi al frittata, o nel caso la cuociate al forno, di metterle, una volta rosolate, dentro il composto che avete preparato per la vostra frittata prima di infornarlo.

La frittata è un piatto semplice, da consumare caldo o freddo, come piatto di portata o dentro delle insalatone, a quadrotti come aperitivo o tritata dentro una buona zuppa calda (alla moda degli abitanti delle nazioni germaniche...da provare perché è una vera delizia!).

Però c'è un punto caldo. Già vi vedo,  mentre, a qualcuno di voi balena questo pensiero: ma le uova? Non sono un problema? Per il colesterolo?
Vi svelo, allora, una cosa: le uova non sono ASSOLUTAMENTE un problema.



Scordatevi chi vi ha terrorizzato per anni dicendovi che due uova a pranzo vi imbottivano di colesterolo fino alle midolla.
Ricordiamoci che un po' di colesterolo a noi serve!
E' il costituente fondamentale delle nostre cellule, delle membrane che le tengono insieme!
Se non avessimo un po' di colesterolo in circolo, ci "disfaceremmo"!
Inoltre nelle uova, a fronte di una certa quota di colesterolo, si trovano per la maggior parte grassi monoinsaturi e polinsaturi i quali, come ben sappiamo, sono alleati della nostra salute.
Sono poi ricche di proteine nobili che il nostro organismo utilizza subito per il proprio buon funzionamento.
Buonissimo poi l'apporto di vitamine, tra cui folati in quantità ottima, sali minerali e calcio (in forma direttamente disponibile per il nostro organismo, dunque importantissime da questo punto di vista!).
Se vogliamo seguire, come sarebbe auspicabile, un regime alimentare nel quale la carne, e in particolare le carni rosse, vengono fortemente limitate o escluse, le uova sono un ottimo alimento che offre innumerevoli vantaggi.
Cerchiamo solo, come per tutte le cose, di non esagerare.
Due uova a settimana, come pasto singolo, vanno più che bene.
Contiamo poi anche le uova che possiamo usare per farci biscotti o torte, e possiamo arrivare a 4-5 (in totale...cioè le due sopracitate, più altre 3 al massimo) senza grossi problemi.
Oltre, diventa eccessivo. Perché? Volendo, e alcuni lo sostengono, potremmo consumare un uovo al giorno, ogni giorno della settimana, e la nostra salute non ne risentirebbe.
Ma teniamo presente che, troppo spesso, tendiamo a consumare molti prodotti contenenti uova, senza che ce ne accorgiamo (budini, creme, paste all'uovo, maionese ecc...) e dunque si può facilmente eccedere.
Impariamo a regolarci.
Magari, come dico spesso, ascoltandoci.

Cerchiamo poi scegliere uova di galline allevate a terra, in condizioni di vita sostenibili ed eticamente corrette, e se ne abbiamo la possibilità, magari, prese direttamente dall'allevatore. Ne guadagneranno le galline e la nostra salute!

E con questo vi saluto.

Per qualsiasi dubbio e/o suggerimento, sono qui.




















sabato 30 marzo 2013

Pasqua è Rinascita.

Viviamo i giorni della settimana santa. Viviamo i giorni che precedono la Pasqua. I giorni in cui, simbolicamente, si discende nelle Tenebre, nella Morte, nell'Oscurità, per poi risalire verso la Luce e la Vita.
Lungi dall'essere un rito esclusivamente cristiano, questo periodo dell'anno, rappresenta, fin dall'antichità, un momento di passaggio, in armonia con il Creato che si Rinnova e Rinasce dopo il lungo e buio inverno.
Secondo l'astrologia millenaria, ma anche secondo le tradizioni spirituali più consolidate, sarebbe questo il momento in cui ogni Nuovo Ciclo prende il via.

Approfittiamo dunque di questo momento particolare per liberarci delle Energie Morte che non ci servono più e rivestiamoci di una Nuova e Luminosa Forza.



Se abbiamo voglia, facciamo questa piccola visualizzazione, che può aiutarci:

Seduti su una sedia, con le gambe ben parallele e le piante dei piedi aderenti a terra, occhi chiusi, mani sulle ginocchia, inspiriamo ed espiriamo profondamente. Ad ogni inspiro visualizziamo una nuvola luminosa che entra dalle nostre narici e si diffonde in tutto il nostro corpo. Ad ogni espiro una nuvola grigia e densa che esce dalle nostre narici. La luce è Nuova Energia che nutre e purifica il nostro Corpo, la nostra Mente e il nostro Spirito. La nube grigia la vecchia energia, tutto ciò che è di scarto, che ci appesantisce, che esce e si allontana da noi.

Ripetiamo questa visualizzazione finchè sentiamo che ci è utile.
Non vi dirò: una, due...cinque...dieci...volte.
Decidete voi.
Ascoltatevi.
Sentite quando è sufficiente e buono per voi.
Anche questo è esercizio di auto-consapevolezza.

E Buona Rinascita!



sabato 23 marzo 2013

La meditazione del cibo.

Potrebbe sembrare strano accostare due termini così lontani, apparentemente, gli uni dagli altri.
Eppure se mi seguite vedremo insieme come "meditazione" e "cibo" possano essere e, anzi, debbano diventare, sempre più alleati nel nostro vivere quotidiano.
Si potrebbe affrontare il discorso da mille punti di partenza, ed angolature, differenti, e ciascuno di questi discorsi avrebbe un senso e una importanza vitale.
Sul legame tra cibo e meditazione potremmo discorrere per anni.
Io però ho scelto un titolo in particolare, che racchiude in se' il senso di quello di cui voglio parlare con voi oggi, che è "la meditazione del cibo".


Prima di proseguire vi faccio una domanda:
quanto tempo impiegate, solitamente, per consumare un pasto?

In base alla risposta che vi darete, saprete poi come leggere e interpretare quello che scriverò qui di seguito.
E' raro che un medico, un dietologo, un nutrizionista o uno specialista in campo alimentare, faccia questa domanda a chi ha davanti nel suo studio, eppure è un punto molto importante, dal quale partire.
Spesso, troppo spesso (aimhè) siamo abituati a mangiare in velocità, i tempi stretti degli impegni quotidiani a incalzare la nostra mente e i muscoli tesi e contratti nell'asia del "fare in fretta".
Come pensate che possa essere processato e metabolizzato, così, il nutrimento che il cibo che consumiamo dovrebbe darci?
Come diventa parte di noi, se facciamo tutto molto velocemente e quasi non ci accorgiamo di quello che stiamo mangiando?
Fisiologicamente, ci sono delle conseguenze che sono le prime e più visibili e percepibili:
mangiando in fretta ingurgitiamo tanta aria, e ci sentiamo poi gonfi e appesantiti,
mangiando in fretta non ci concediamo il tempo necessario per masticare bene, a lungo, e con attenzione, i bocconi che arrivano nella nostra bocca, e cosi la digestione diventa difficile e affannosa,
mangiando in fretta non ci rendiamo conto di quanto stiamo mangiano e perdiamo il contatto con le sensazioni interne che ci dicono quando smettere di mangiare perché sazi e "a posto" dal punto di vista nutrizionale, questo ci porta ad eccedere e ad accumulare peso in più.
Ci sono poi altri effetti che non sono visibili direttamente, ad occhio e a sensazioni "nudi", ma che si stratificano e solidificano dentro di noi con tenacia e resistenza, a meno di non porre rimedio, con la consapevolezza e l'attenzione, e con un diverso modo di approcciarsi agli alimenti.
Effetti che definirei energetici, perché il cibo non è solo materia organica e fisica ma anche energetica e sottile. Questo ha a che fare con la meditazione, ma ha le sue radici nella concretissima biochimica del funzionamento del nostro organismo.
Noi siamo molecole ed energia.
Ad un livello microscopico.
Molecole ed energia che sono i mattoni sui quali si costruiscono cellule e tessuti. Organi ed apparati.
Siamo, in un parola, modellati su uno "stampo" infintesimale ed energetico che il cibo che assumiamo ha, in larga parte, il compito di sostenere, modificare e nutrire.
Perché questo accada il cibo deve essere sminuzzato e triturato in parti piccolissime dal nostro  apparato boccale, in prima istanza, e poi dallo stomaco e dal primo tratto dell'intestino tenue.
Questo permette alle molecole "intrappolate" nel cibo di rendersi disponibili per l'uso.
Le molecole sono anche energia e l'energia, contenuta nel cibo e liberata con una buona e prolungata masticazione, è in grado di agire a diversi livelli.
Oltre ad essere usata per le reazioni biochimiche essa entra a far parte anche del nostro campo energetico, conosciuto fin dall'antichità, e che la scienza odierna indentifica come un campo elettromagnetico che ogni essere vivente, in quanto tale, presenta e irradia.
Campo responsabile del nostro benessere fisico, emotivo, psicologico e spirituale.

Appare quindi chiaro che se ci concediamo tutto il tempo necessario per dedicarci al nutrimento e al cibo che abbiamo di fronte, se mastichiamo bene e con calma, sminuzzando il più possibile il cibo che ingeriamo, se lasciamo al nostro organismo tutto il tempo che gli serve per ricevere ed assimilare gli alimenti che gli forniamo, ne guadagneremo sia in salute fisica che psicologica e spirituale.


Facciamo in modo che ogni pasto sia consumato con il tempo che occorre. Senza fretta. Riducendo per quanto possibile l'ansia degli impegni del poi.
Sediamoci comodi, davanti ad una tavola apparecchiata con un po' di attenzione e cura, per far godere anche la vista e per darci sensazioni buone e positive.
Se mangiamo fuori, cerchiamo il più possibile di metterci a nostro agio, in un ambiente confortevole e accogliente.
Ricerchiamo la lentezza partendo anche dai gesti. Ascoltiamoci mentre mangiamo e osserviamo ogni particolare di quello che abbiamo nel piatto, delle sensazioni che ci da, se è salato o dolce, aspro o amaro, ascoltiamo i sapori e la consistenza. Facciamo ogni tanto dei lunghi respiri, perché più ossigeno immagazziniamo e meglio sarà metabolizzato quello che mangiamo.

Ascoltiamo i nostri stati d'animo, poi, quando ci sediamo a tavola.
Come arrivamo?
Arrabbiati, nervosi, sereni, tristi, riposati, stanchi ecc....?
Ciascuno di questi diversi stati d'animo influenzerà in qualche modo il nostro pranzo e se ci alleniamo a diventarne consapevoli, impareremo a comprendere sempre meglio come e perché.

Io la chiamo "la meditazione del cibo".
Mangiare è anche meditazione.
Nel senso che io do a questa parola che è:
rallentare, fermarsi, ascoltare, tornare all'interno di noi (siamo sempre, troppo, proiettati all'esterno e perdiamo contatto con il nostro mondo interiore).

Questo apre, come ogni forma di meditazione e introspezione, nuove vie di conoscenza e di scoperta.
Che mai avremmo pensato.

Provare per credere.