Milano,
7 mar. (Adnkronos Salute) – "Hai il diabete? Diventa vegano".
A breve questo potrebbe essere lo stralcio di una conversazione
medico-paziente a Milano. Perché la nuova linea suggerita dall'Asl
del capoluogo lombardo ai camici bianchi, sulla base degli ultimi
studi in materia, è proprio quella di prescrivere una svolta
alimentare a chi combatte con il diabete di tipo 2. Una svolta che
porta all'addio alle carni. "Dieta vegana, oppure mediterranea
correttamente impostata, attività fisica, cessazione dal fumo".
Ecco le prime 'terapie' da indicare ai pazienti, secondo quanto viene
riportato in un documento "destinato a 1.100 medici di medicina
generale della metropoli e a specialisti in forze negli ospedali",
spiega Alberto Donzelli, direttore del Servizio educazione
all'appropriatezza dell'Asl di Milano, anima del progetto.
Per approfondire: http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/?id=3.1.4256700116martedì 12 marzo 2013
Ricetta: Muffins di grano saraceno.
Il grano saraceno è un cereale forse poco conosciuto e usato. E' un peccato perché ha moltissime virtù e proprietà nutrizionali ottime. E' ricco in vitamine del gruppo B, che sono molto importanti per tutti ma soprattutto per vegetariani e vegani i quali hanno sempre bisogno di mantenere un buon livello di queste sostanze vitali, seguendo una alimentazione che esclude molti alimenti ricchi in vitamine del complesso B, di sali minerali (tra i quali spiccano ferro e magnesio) e di proteine nobili il cui valore nutrizionale non ha nulla da invidiare a quelle della soia e della carne. Sembra, inoltre, che, oltre a costituire un cibo protettivo nei confronti del rischio vascolare, sia molto promettente nel coadiuvare la regolarizzazione della glicemia e quindi particolarmente interessante per i soggetti affetti da diabete di tipo 2, grazie a una sostanza in esso contenuta, il chinositolo.
Il grano saraceno è anche rinfrescante, diuretico e rivitalizzante. E' molto indicato, visto il suo valore nutrizionale, nelle convalescenze e negli stati di "deperimento" organico.
E' privo di glutine e quindi utilizzabile dai celiaci e da chi è allergico, o intollerante, con tranquillità.
Si presta a molte preparazioni, salate e dolci. si può trovare in commercio come cereale in seme, o come farina. Oggi ve lo propongo come ingrediente di una ricetta dolce, ottima come prima colazione: i muffins di grano saraceno con nocciole e cioccolato.
Ecco gli ingredienti che occorrono:
150 gr di nocciole tritate
250 gr di farina di grano saraceno
250 gr di farina di grano saraceno
3 uova
250 gr di ricotta
150 gr di zucchero
1 bustina di lievito
100 gr di cioccolato fondente
250 gr di ricotta
150 gr di zucchero
1 bustina di lievito
100 gr di cioccolato fondente
Una volta tritate le nocciole mescolate tutti gli ingredienti tranne il cioccolato, tritato grossolanamente, che metterete per ultimo. Mettere l'impasto, ben amalgamato, negli stampini per muffin o nelle pirottine di carta. Disponete sulla placca del forno e fate cuocere a 180°C per 30 minuti circa.
Si conservano, in un contenitore chiuso, per parecchi giorni e mantengono intatta la loro freschezza.
Vi lascio un esempio di come, con questi dolcetti, sarebbe possibile allestire una buona, e sana, colazione:
1 tazza di caffè/orzo/thè/tisana o un bicchiere di succo di frutta (quello che preferite e siete soliti bere, possibilmente non zuccherati, fate attenzione a quello che riporta la confezione, quando acquistate i succhi di frutta)
2 muffin al grano saraceno
1 frutto a scelta
1 yogurt (possibilmente bianco, senza frutta o aromi aggiunti...la frutta meglio metterla poi, se proprio ne abbiamo voglia...il frutto che abbiamo scelto può essere spezzettato nello yogurt e sarà sicuramente gustosissimo!)
Dico sempre, poi, che sarebbe una buona abitudine mangiare, tutte le mattine, una manciata di frutta secca a scelta (noci, nocciole, mandorle, arachidi ecc...) ricca di antiossidanti e acidi grassi omega 3 e 6. Ma in questo caso abbiamo già le nocciole nei muffins. Ci avantaggiamo!
lunedì 18 febbraio 2013
Psicologia: la nostra prima relazione...e il cibo.
La nostra prima relazione, ha a che fare con il cibo. Sembra incredibile e, magari, non ci si pensa. Eppure l'allattamento è, di fatto, il momento in cui si verifica, si costruisce e si vive la prima e più intensa e fondamentale relazione: quella tra il bambino e la sua mamma. O, se una mamma, purtroppo, non c'è, tra il bambino e la sua figura di accudimento primario (che può essere il papà, la nonna, il nonno, un genitore adottivo, e cosi via...).
Il momento dell'allattamento, che inizia subito dopo la nascita, è un momento molto importante perché ci da il nutrimento necessario che non è solo il latte (materno o artificiale) ma anche il contatto con un corpo caldo, che ci tocca, sorregge, sfiora, accoglie, riscalda. Oltre al contatto fisico c'è poi il contatto oculare, che è altrettanto necessario e nutriente. Pensiamo a cosa rappresenta uno sguardo pieno d'amore e di premura. Cosa trasmette a un bambino cosi piccolo che è già in grado, scordiamoci che non sia cosi, di percepire e comprendere gli stati d'animo altrui e di registrarli come qualcosa di buono o di spaventoso (nel caso invece che premura e amore trovi paura, indifferenza o addirittura risentimento).
L'allattamento al seno, quando è possibile, è certamente preferibile, sia per la composizione unica e splendida del latte materno, che per la possibilità per il bambino di entrare in contatto con il seno materno, che è fatto da Madre Natura in modo perfetto per questo scopo.
Non è comunque vero, come sento dire spesso, che l'allattamento artificiale sia cosi tremendo e che privi il bambino di qualcosa che mai potrà recuperare. Non voglio entrare in questo discorso più di tanto ma ci tengo a chiarire che ci sono casi in cui il latte della mamma non è proprio disponibile e allora, io credo, ci si possa tranquillamente affidare a un latte pensato e creato apposta per i bambini, avendo ben chiaro che nulla del contatto amorevole, sano, ed accogliente, che è cosi importante nell'allattamento, verrà a mancare, se non sarà la mamma, o il genitore o chi per esso a non fornirlo. In altre parole: dipende da come si affronta e vive questo momento.
Non sottovalutiamo il potere dell'Amore Umano!
Ma cosa succede quando un bambino viene tenuto stretto al seno per essere allattato?
La prima cosa che accade è una rivoluzione totale delle proprie sensazioni:
- prima: sensazione di pancia vuota, di malessere, di pericolo, un profondo disagio che fa piangere, spesso cosi angosciosamente, questi piccoli esseri umani
- poi: qualcosa di caldo, buono e che riempie la pancia, arriva dalla mamma e spegne ogni angoscia e turbamento.
Un miracolo!
Dal punto di vista del bambino.
E poi c'è il calore del corpo della mamma, c'è il suo odore, c'è la sua voce e se il tono è caldo e amorevole, è una carezza vera e propria. Ci sono scambi di sguardi infiniti, e messaggi silenziosi che attraversano l'aria.
Qualcosa che il bambino non può che conservare dentro di se come una immagine, una sensazione, una situazione (un ricordo!) buono e bello.
Ma questo ricordo buono e bello ha in se' anche altre informazioni:
- il bambino impara, un pasto dopo l'altro, un giorno dopo l'altro, che quel qualcosa di buono e di bello gli arriva da fuori. Impara che esiste un mondo esterno a lui. E questa è una scoperta insieme sorprendente e fondamentale. Perché lo aiuta a definire quello che lui è! Se capisco che esiste un mondo fuori di me, allora capisco anche che io esisto come essere distinto dal mondo. Che importanza! Jung la chiamava "individuazione". Essere uno, un "ego" (non nel senso egoistico del termine, negativo, dato dalla nostra società e da un certo moralismo bigotto, ma nel senso di Essere Vivente su questo pianeta, singolo, unico, irripetibile). Costruire dei limiti che separano il dentro dal fuori. Grazie al contenimento materno.
- se il bambino capisce che lui è lui e il mondo esterno è altro da se', inizia a capire anche che il suo sostentamento e nutrimento viene da questo esterno che è altro da se'. Cosa comporta questa scoperta? Se il nutrimento viene da fuori, se le cose buone vengono da fuori, devo darmi da fare, io, bambino, io, persona, io Essere Umano, per andare a cercarle, per creare opportunità, per farle arrivare a me. Se rimango passivo e mi immagino soltanto che accadano, farò dei bellissimi sogni ad occhi aperti ma non arriverà nulla! Io, bambino piccolo, se voglio il cibo, devo piangere, strillare, far capire alla mamma che ho fame, fare in modo che mi dia da mangiare. Questa è la prima volta che, se tutto va bene, e comprendiamo che è necessario fare cosi, siamo in grado di farci sentire per ottenere quello di cui abbiamo bisogno, e siamo in grado di agire per far si che accada. Capite quanto è importante?
Dunque è naturale, considerando che cibo e formazione di un Essere Umano, sono cosi strettamente legati, da subito, vedere poi come, crescendo, evolvendo, imparando, formandoci e sperimentando, il legame degli alimenti di cui ci nutriamo con il nostro mondo interiore e delle emozioni, sia cosi strettamente determinato e cosi forte...fino alla conclusione della nostra esistenza terrena.
Risulta comprensibile quanto risulti fortemente intrecciato con la nostra vita psichica, i nostri pensieri, le sensazioni e i vissuti che ci portiamo dentro.
Spesso mangiamo per rabbia, tristezza, noia ricercando nel cibo quella antica consolazione che ci dava il seno materno. A volte si vive un rapporto conflittuale con il cibo, da cui discendono disturbi di vario genere e natura, alla ricerca spasmodica di quel conforto che invece, per qualche motivo, ci è mancato. Altre volte il cibo diventa un tappo che spinge giu' emozioni e pensieri con i quali non vogliamo avere a che fare, o per non sentire un vuoto che non vogliamo indagare.
Lo stomaco si chiude in preda all'ansia o una nausea profonda esprime un rifiuto del mondo o di situazioni o persone...
Comunque la si guardi, il cibo è sempre molto di più di un semplice insieme di molecole e composti chimici. Investito degli echi di quella prima vitale relazione ha molto a che fare con Noi.
Anche per questo motivo, iniziare a preoccuparsi del nostro rapporto con il cibo e di cosa mangiamo, è un passo importante sul cammino di consapevolezza e di cura di se stessi.
Un modo per volersi bene e per cercare di conoscersi...
Il momento dell'allattamento, che inizia subito dopo la nascita, è un momento molto importante perché ci da il nutrimento necessario che non è solo il latte (materno o artificiale) ma anche il contatto con un corpo caldo, che ci tocca, sorregge, sfiora, accoglie, riscalda. Oltre al contatto fisico c'è poi il contatto oculare, che è altrettanto necessario e nutriente. Pensiamo a cosa rappresenta uno sguardo pieno d'amore e di premura. Cosa trasmette a un bambino cosi piccolo che è già in grado, scordiamoci che non sia cosi, di percepire e comprendere gli stati d'animo altrui e di registrarli come qualcosa di buono o di spaventoso (nel caso invece che premura e amore trovi paura, indifferenza o addirittura risentimento).
L'allattamento al seno, quando è possibile, è certamente preferibile, sia per la composizione unica e splendida del latte materno, che per la possibilità per il bambino di entrare in contatto con il seno materno, che è fatto da Madre Natura in modo perfetto per questo scopo.
Non è comunque vero, come sento dire spesso, che l'allattamento artificiale sia cosi tremendo e che privi il bambino di qualcosa che mai potrà recuperare. Non voglio entrare in questo discorso più di tanto ma ci tengo a chiarire che ci sono casi in cui il latte della mamma non è proprio disponibile e allora, io credo, ci si possa tranquillamente affidare a un latte pensato e creato apposta per i bambini, avendo ben chiaro che nulla del contatto amorevole, sano, ed accogliente, che è cosi importante nell'allattamento, verrà a mancare, se non sarà la mamma, o il genitore o chi per esso a non fornirlo. In altre parole: dipende da come si affronta e vive questo momento.
Non sottovalutiamo il potere dell'Amore Umano!
Ma cosa succede quando un bambino viene tenuto stretto al seno per essere allattato?
La prima cosa che accade è una rivoluzione totale delle proprie sensazioni:
- prima: sensazione di pancia vuota, di malessere, di pericolo, un profondo disagio che fa piangere, spesso cosi angosciosamente, questi piccoli esseri umani
- poi: qualcosa di caldo, buono e che riempie la pancia, arriva dalla mamma e spegne ogni angoscia e turbamento.
Un miracolo!
Dal punto di vista del bambino.
E poi c'è il calore del corpo della mamma, c'è il suo odore, c'è la sua voce e se il tono è caldo e amorevole, è una carezza vera e propria. Ci sono scambi di sguardi infiniti, e messaggi silenziosi che attraversano l'aria.
Qualcosa che il bambino non può che conservare dentro di se come una immagine, una sensazione, una situazione (un ricordo!) buono e bello.
Ma questo ricordo buono e bello ha in se' anche altre informazioni:
- il bambino impara, un pasto dopo l'altro, un giorno dopo l'altro, che quel qualcosa di buono e di bello gli arriva da fuori. Impara che esiste un mondo esterno a lui. E questa è una scoperta insieme sorprendente e fondamentale. Perché lo aiuta a definire quello che lui è! Se capisco che esiste un mondo fuori di me, allora capisco anche che io esisto come essere distinto dal mondo. Che importanza! Jung la chiamava "individuazione". Essere uno, un "ego" (non nel senso egoistico del termine, negativo, dato dalla nostra società e da un certo moralismo bigotto, ma nel senso di Essere Vivente su questo pianeta, singolo, unico, irripetibile). Costruire dei limiti che separano il dentro dal fuori. Grazie al contenimento materno.
- se il bambino capisce che lui è lui e il mondo esterno è altro da se', inizia a capire anche che il suo sostentamento e nutrimento viene da questo esterno che è altro da se'. Cosa comporta questa scoperta? Se il nutrimento viene da fuori, se le cose buone vengono da fuori, devo darmi da fare, io, bambino, io, persona, io Essere Umano, per andare a cercarle, per creare opportunità, per farle arrivare a me. Se rimango passivo e mi immagino soltanto che accadano, farò dei bellissimi sogni ad occhi aperti ma non arriverà nulla! Io, bambino piccolo, se voglio il cibo, devo piangere, strillare, far capire alla mamma che ho fame, fare in modo che mi dia da mangiare. Questa è la prima volta che, se tutto va bene, e comprendiamo che è necessario fare cosi, siamo in grado di farci sentire per ottenere quello di cui abbiamo bisogno, e siamo in grado di agire per far si che accada. Capite quanto è importante?
Dunque è naturale, considerando che cibo e formazione di un Essere Umano, sono cosi strettamente legati, da subito, vedere poi come, crescendo, evolvendo, imparando, formandoci e sperimentando, il legame degli alimenti di cui ci nutriamo con il nostro mondo interiore e delle emozioni, sia cosi strettamente determinato e cosi forte...fino alla conclusione della nostra esistenza terrena.
Risulta comprensibile quanto risulti fortemente intrecciato con la nostra vita psichica, i nostri pensieri, le sensazioni e i vissuti che ci portiamo dentro.
Spesso mangiamo per rabbia, tristezza, noia ricercando nel cibo quella antica consolazione che ci dava il seno materno. A volte si vive un rapporto conflittuale con il cibo, da cui discendono disturbi di vario genere e natura, alla ricerca spasmodica di quel conforto che invece, per qualche motivo, ci è mancato. Altre volte il cibo diventa un tappo che spinge giu' emozioni e pensieri con i quali non vogliamo avere a che fare, o per non sentire un vuoto che non vogliamo indagare.
Lo stomaco si chiude in preda all'ansia o una nausea profonda esprime un rifiuto del mondo o di situazioni o persone...
Comunque la si guardi, il cibo è sempre molto di più di un semplice insieme di molecole e composti chimici. Investito degli echi di quella prima vitale relazione ha molto a che fare con Noi.
Anche per questo motivo, iniziare a preoccuparsi del nostro rapporto con il cibo e di cosa mangiamo, è un passo importante sul cammino di consapevolezza e di cura di se stessi.
Un modo per volersi bene e per cercare di conoscersi...
venerdì 8 febbraio 2013
Evento: Presentazione del libro "I fiori di Bach".
PRESENTAZIONE DEL
LIBRO
I FIORI DI
BACH
di Lina
Malfiore
che si
terrà
VENERDì 1 MARZO
2013
alle ore
18,30
presso la
LIBRERIA DEL
CORSO
Corso Matteotti
- VARESE
mercoledì 6 febbraio 2013
Ricetta: piatto unico di tofu, radicchio e topinambur
Ecco un'altra ricetta, ormai collaudata e sperimentata e gustata da tempo! La voglio condividere con voi perché è, a mio parere, un concentrato di buoni nutrienti, sapori e, non meno importante, un pasto interamente a PRAL negativo.
(vi ricordate il discorso che facevamo qui? http://ciboenanima.blogspot.it/2013/01/il-mondo-vegetale-frutta-verdura-tuberi.html ).
Un pasto completamente privo di proteine animali e, nonostante questo, ricco di proteine nobili, calcio e altri nutrienti molto importanti per la nostra salute.
Prima di passare alla ricetta, vediamoli insieme.
Con l'unica differenza che:
- il latte è di soia (quindi vegetale)
- il caglio è vegetale (e non, come puo' accadere per alcuni formaggi fatti con latte animale, di origine anch'esso animale).
Le virtù del TOFU sono molteplici. Le proteine nobili e il calcio presenti in questo piatto vengono essenzialmente da questo preparato vegetale. Tra gli amminoacidi importanti contenuti nel Tofu abbiamo Lisina, Metionina e Cisteina, che fanno parte dei 10 amminoacidi essenziali per la nostra sopravvivenza. Il calcio è addirittura di più di quello contenuto nel latte e nei formaggi vaccini (circa il 20% in più). E' ricco di fitoestrogeni, i più noti gli Isoflavoni, i quali, esattamente come quelli contenuti in Cavolfiori, Cavolini di Bruxelles, Broccoletti e tutte le Brassicacee in generale, sembrano avere un effetto benefico sul quadro ormonale femminile, regolarizzando il ciclo mestruale, proteggendo dal cancro al seno e coadiuvando nello smorzare e diluire gli effetti della menopausa.
Inoltre è ricco di minerali benefici come ferro, forsforo e potassio.
Senza dimenticare l'effetto positivo nella regolarizzazione dei livelli di colesterolo ematico.
Del resto il Tofu si ottiene dai semi della soia,che è un legume, una sorta di piccolo "fagiolo" dalle mille virtù.
Non alza la glicemia e dunque è ottimo per chiunque abbia problemi in questo senso, per i diabetici ma in generale per chiunque, tenendo presente che spesso, innalzamenti troppo repentini della glicemia, posso dare squilibri metabolici, ritenzione idrica e gonfiore.
Il RADICCHIO.
E' inoltre ricco di potassio, fosforo, magnesio, ferro, manganese e, udite udite, calcio (anche qui...chissà come siamo abituati a pensare al calcio come un'esclusiva di latte, latticini e in generale quindi di cibi di origine animale. Invece la natura ne è ricca!).
Il radicchio è inoltre ricco in Tannini, che sono le sostanze che gli conferiscono il tipico colore rosso, i quali sono antiossidanti naturali estremamente potenti.
IL TOPINAMBUR è un vegetale molto particolare. Forse poco noto ma molto, molto interessante.
E' un tubero che si presta a tutte le preparazioni che siamo soliti fare con le patate. Con il vantaggio di non essere una Solenacea (e di essere quindi privo della Solanina che abbiamo visto essere potenzialmente tossica, in accumulo) e di non contenere i carboidrati complessi tipici della patata, i quali sono solitamente responsabili di un picco della glicemia ematica molto consistente (e per questo è, in genere, preferibile evitarla se si soffre di diabete). Al posto di questi carboidrati complessi, il Tobinambur contiene l'Inulina che è una fibra solubile dai molti benefici, avendo non solo indice glicemico basso, ma anche la capacità, in studio in tempi recenti, di regolarizzare il ritmo circadiano dell'Insulina stessa. Altre virtù dell'Inulina sono:
- riduzione del il colesterolo e dei trigliceridi nel sangue
- antispastico e e riduzione dei gas a livello intestinale,
- riequilibrio della flora intestinale (aumenta i bifidobatteri positivi, importanti per la corretta
digestione e la salute del colon e contemporaneamente riduce significativamente i batteri
ritenuti nocivi.
Dopo questo preambolo articolato, veniamo alla ricetta.
Le dosi che metto qui sopra sono per una persona. Dovendo preparare per più persone, fate le adeguate proporzioni.
INGREDIENTI
3 topinambur di medie dimensioni
150 gr di tofu al naturale
3 belle manciate di radicchio tagliato sottile
salsa di soia per sfumare
PROCEDIMENTO
In una padella antiaderente, con un filo d'olio, mettete a rosolare i topinambur, precedentemente sbucciati e tagliati a fette sottili. Una volta che saranno ben dorati aggiungete il tofu tagliato in quadretti. Trascorso qualche minuto, capirete che è il momento dalla doratura dei quadretti di tofu, sfumate con un poco di salsa di soia. Come ultimo ingrediente aggiungiamo il radicchio tagliato sottile e mescoliamo velocemente. Il radicchio deve appassire solo leggermente, ma conservare intatto tutto il suo gusto e la sua freschezza.
A questo punto togliere dal fuoco e impiattare.
E buon appetito!
Naturalmente:
che gli ingredienti siano, per quanto possibile, biologici!
Sicuramente per quanto riguarda il Tofu che, se preso al supermercato, ha veramente tutta un'altra consistenza, odore, sapore.
Se avete voglia fate una prova: provate a prenderlo in un negozio biologico e poi provate quello del supermercato. Non ho dubbi su quale poi deciderete di prediligere.
Se poi non vi piace il radicchio, o vi andasse di preparare questo piatto fuori dalla stagionalità di questo prodotto, si possono tranquillamente usare altre insalate. Rimane sempre un ottimo piatto!
Alla prossima ricetta!.
venerdì 18 gennaio 2013
Il mondo vegetale: frutta, verdura, tuberi e legumi.
Eccoci ad un altra puntata riguardante la conoscenza di quello che mangiamo e degli effetti che questo ha sul nostro organismo.
Dopo proteine di origine animale e zuccheri, parliamo di tutto quanto attiene al mondo vegetale e agli zuccheri, o carboidrati, complessi.
La richezza del mondo vegetale.
La natura è estremamente ricca, piena di vita, di cibo. Tutto quanto ha origine da un seme, che dall'oscurità e dal calore della terra, cresce bucando la superficie del nostro pianeta e dirigendosi a pieno vigore verso il sole e il cielo, ci apporta un nutrimento buono, di per se', per il corpo, per l'anima e per la mente.
Basta pensare a qualcosa di molto semplice, evidente, li davanti ai nostri occhi: qualcosa che cresce è vivo!
Se qualcuno di voi ha la fortuna di poter fare l'esperienza di un orto, si rende conto di questo ogni giorno.
Le piante del nostro giardino assorbono continuamente la luce del sole, l'acqua e i sali minerali del terreno, le sostanze nutritive che servono non solo di giorno in giorno, ma addirittura di ora in ora, di minuto in minuto, in continua sintonia con quello che succede attorno a loro, con le altre piante, gli insetti, le infinite minuscole forme di vita che popolano l'ambiente.
Un orto, anche piccolo, è un microcosmo perfettamente equilibriato, sintonico, quasi una sola entità in continua comunicazione tra le sue parti e con il tutto.
Già solo osservando questo, sia da un punto di vista prettamente materiale e biochimico (reazioni chimiche, assorbimento e cessione di energia, scambi ormonali e moltiplicazioni cellulari) che da un punto di vista più sottile (assorbimento del cosiddetto "prana" o energia dell'Universo che permea il nostro pianeta, assorbimento delle energie telluriche, interazione tra campi energetici delle singole piante e degli insetti, dei microrganismi e di ogni possibile forma di vita presente) siamo in grado di comprendere quanto un cibo di origine vegetale sia estremamente più ricco, nutriente e vitale di un cibo di origine animale (che è spesso ottenuto da animali morti e/o subisce numerose trasformazioni prima di finire sulla nostra tavola, dunque perde, molto spesso, tante delle sue caratteristiche originali e "naturali").
(Anche il cibo di origine vegetale può essere sottoposto a processi di raffinazione trasformazione, che possono compromettere le caratteristiche di origine e far perdere molti nutrienti e componenti preziosi. Per questo nutrizionisti e studiosi della alimentazione sono soliti consigliare di consumare cibi il più possibile vicini al loro stato naturale. Vedremo quanto questo risulta importante quando si parla di carboidrati complessi)
Se poi andiamo studiare la letteratura scientifica, ci rendiamo conto che esiste un motivo in più per preferire, nella nostra alimentazione, alimenti di origine vegetale.
Questo motivo fa riferimento a una caratteristica del nostro organismo che è quella di riuscire a mantenere costate il pH del sangue e dei tessuti. Il valore di questo indice, che quando è basso indica una acidità maggiore, mentre quando è alto indica una situazione opposta all'acidità che è definita alcalinità, deve restare nel range considerato di equilibrio per il nostro sangue e per i tessuti del nostro organismo, che è intorno a 7.
L'alimentazione è uno dei principali fattori in grado di spostare il valore del pH endogeno e tutti i cibi che ingeriamo possono essere classificati in base al loro "potere" acidificante (i valori del pH si spostano verso l'acidità) o alcalinizzate (i valori di pH si alzano).
Chiariamo che parlare di potere acidificante o alcanizzante non fa riferimento a cibi acidi o meno acidi come per esempio un limone che è più acido di un bicchiere di latte, ma di tutt'altro!
Stiamo cioè valutando come un determinato cibo, una volta ingerito, digerito e metabolizzato può influenzare il valore di pH del nostro organismo.
Paradossalmente, da questo punto di vista, il ragionamento si svolge al contrario: il bicchiere di latte è più acidificante di un limone!
Nella nostra alimentazione occorre prediligere cibi alcalinizzanti. Vediamo di capire perché.
Uno spostamento del pH endogeno verso valori di acidità mobilita un sistema tampone tipico del nostro organismo, il quale riporta il pH entro valori accettabili ma che fa capo a vie metaboliche in grado di recuperare sali minerali, vitamine e ioni alcalinizzanti che il nostro organismo ha precedentemente accumulato come depositi tissutali quali, ad esempio, e tipicamente, le ossa (calcio). Questo comporta, in presenza di una situazione di acidosi, la perdita di parte del calcio e della parte minerale delle ossa, con aumento del rischio di osteporosi. Accanto a questo si realizza una situazione di acidosi diffusa in tutto il corpo che provoca dismetabolismi e problemi infiammatori generalizzati.
I cibi alcalinizzanti, se introdotti con regolarità e in quantità maggiore rispetto ai cibi acidificanti, permettono al sistema tampone del nostro organismo di entrare in funzione, quando necessario, senza attingere alle scorte di minerali, calcio e vitamine accumulate nel nostro organismo. Questo perché i cibi alcalinizzanti sono naturalmente ricchi di vitamine, calcio e minerali!
Immagino che a questo punto avrete già capito quali possono essere i cibi alcalinizzanti, ma se non fosse cosi sono bel lieta di illuminarvi a riguardo.
Cibi alcanizzanti sono:
verdure, ortaggi, tuberi, legumi, frutta fresca, frutta secca e semi oleaginosi.
Tutto quanto la natura ci offre in abbondanza.
Cibi invece acidificanti e dunque "pericolosi" per la nostra salute se consumati in eccesso, sono:
- latte, latticini, carne di tutti i tipi, pesce, formaggi, uova e carboidrati soprattutto se raffinati.
Ancora una volta: prodotti di origine animale risultano sfavorire la nostra salute se consumati frequentemente, mentre il contrario avviene per alimenti di origine vegetale. Ancora una volta troviamo un messaggio chiaro a questo riguardo.
Vi faccio poi notare un paradosso.
Comunemente ci sente consigliare, anche da medici, di consumare grossi quantitativi di latte e latticini perché ritenuti fonte di abbondante calcio e protezione contro l'osteoporosi.
In verità, abbiamo appena visto che, essendo questi alimenti con potere acidificante, se consumati troppo frequentemente vanno ad intaccare le riserve di calcio endogene e a far, pian, piano, scomparire la massa ossea e quindi il calcio!
Come dire: osteoporosi assicurata!
Chiaro che occorre usare il buon senso. Nessun cibo, e lo dico e lo ripeto sempre, è dannoso e nocivo in se. Non sto dicendo di eliminare tutti i latticini dalla nostra alimentazione. E' evidente però che non bisogna abusarne, che la dieta deve essere il più possibile ricca e variata e che occorre sapere che a volte i messaggi che ci vengono inviati non sono molto chiari e affidabili.
Per indicare il potere acidificante o alcanizzante di un alimento, viene usato un indice che è il PRAL o Potential Renal Acid Load (Carico Acido Renale Potenziale).
Alimenti a PRAL (+) positivo, sono acidificanti
Alimenti a PRAL (-) negativo sono alcalinizzanti.
Un pasto equilibrato dovrebbe bilanciare correttamente alimenti a PRAL negativo con alimenti a PRAL positivo. Quindi, per fare un esempio:
- piatto di riso/pasta/cereali
- verdura/legumi
- frutta fresca e/o secca
Se poi riusciamo a fare un pasto interamente a PRAL negativo, quindi escludendo tutte le proteine di origine animale e tutti carboidrati, ogni tanto, sarebbe sicuramente un momento di depurazione che offriamo al nostro organismo, e un insieme di nutrienti benefici e salutari.
Un esempio potrebbe essere una bella insalatona dove mettiamo tutta la verdura che ci piace e di stagione, con qualche gheriglio di noce o qualche nocciola o pinoli o la frutta secca che più ci piace, e della frutta (la mela e la pera si prestano benissimo).
O ancora, un pasto a base di tofu accompagnato da tuberi o verdure di nostra preferenza, concluso con della frutta fresca e/o secca (una manciata di frutta secca al giorno, fa sempre bene in quanto ricca di grassi omega 3 e 6....parleremo più diffusamente in seguito di questi preziosi alleati per la salute).
Questo perché il tofu si ricava dalla soia, che è un legume ed è quindi a PRAL negativo (ed è uno dei motivi per cui amo molto questo alimento, riguardo al quale faremo sicuramente degli approfondimenti).
Insomma, teniamo presente tutto questo quando cerchiamo di combinare i pasti in modo salubre!
Per concludere la parte dedicata ai vegetali: essi sono anche ricchi di fitonutrienti che sono non solo utili ad avere un adeguato apporto di vitamine, sali minerali e proteine, ma anche ricchi di "messaggi" importanti per la regolazione del nostro metabolismo, che rimane cosi attivo e ben funzionante.
E' poi ormai più che dimostrato che i vegetali, grazie al contenuto in amidi e fibre, influenzano la concentrazione di triptofano, un amminoacido precursore della serotonina, un neurotrasmettitore responsabile del senso di benessere, rilassamento, calma, del comportamento pacifico, della gioia, della socievolezza e di tutto quanto attiene alla sfera dei comportamenti e delle emozioni positive.
Sembra poi che una alimentazione vegetariana sia anche in grado di innalzare le onde alfa, onde cerebrali responsabili del senso di benessere e della vigilanza che si sperimentano, spesso, in meditazione.
Dunque mille e una virtù dei vegetali!
Nella prossima "puntata" ci occuperemo dei carboidrati complessi e vedremo come debbano essere consumati in forma "grezza" e non raffinata, se è possibile.
Dopo proteine di origine animale e zuccheri, parliamo di tutto quanto attiene al mondo vegetale e agli zuccheri, o carboidrati, complessi.
La richezza del mondo vegetale.
La natura è estremamente ricca, piena di vita, di cibo. Tutto quanto ha origine da un seme, che dall'oscurità e dal calore della terra, cresce bucando la superficie del nostro pianeta e dirigendosi a pieno vigore verso il sole e il cielo, ci apporta un nutrimento buono, di per se', per il corpo, per l'anima e per la mente.
Basta pensare a qualcosa di molto semplice, evidente, li davanti ai nostri occhi: qualcosa che cresce è vivo!
Se qualcuno di voi ha la fortuna di poter fare l'esperienza di un orto, si rende conto di questo ogni giorno.
Le piante del nostro giardino assorbono continuamente la luce del sole, l'acqua e i sali minerali del terreno, le sostanze nutritive che servono non solo di giorno in giorno, ma addirittura di ora in ora, di minuto in minuto, in continua sintonia con quello che succede attorno a loro, con le altre piante, gli insetti, le infinite minuscole forme di vita che popolano l'ambiente.
Un orto, anche piccolo, è un microcosmo perfettamente equilibriato, sintonico, quasi una sola entità in continua comunicazione tra le sue parti e con il tutto.
Già solo osservando questo, sia da un punto di vista prettamente materiale e biochimico (reazioni chimiche, assorbimento e cessione di energia, scambi ormonali e moltiplicazioni cellulari) che da un punto di vista più sottile (assorbimento del cosiddetto "prana" o energia dell'Universo che permea il nostro pianeta, assorbimento delle energie telluriche, interazione tra campi energetici delle singole piante e degli insetti, dei microrganismi e di ogni possibile forma di vita presente) siamo in grado di comprendere quanto un cibo di origine vegetale sia estremamente più ricco, nutriente e vitale di un cibo di origine animale (che è spesso ottenuto da animali morti e/o subisce numerose trasformazioni prima di finire sulla nostra tavola, dunque perde, molto spesso, tante delle sue caratteristiche originali e "naturali").
(Anche il cibo di origine vegetale può essere sottoposto a processi di raffinazione trasformazione, che possono compromettere le caratteristiche di origine e far perdere molti nutrienti e componenti preziosi. Per questo nutrizionisti e studiosi della alimentazione sono soliti consigliare di consumare cibi il più possibile vicini al loro stato naturale. Vedremo quanto questo risulta importante quando si parla di carboidrati complessi)
Se poi andiamo studiare la letteratura scientifica, ci rendiamo conto che esiste un motivo in più per preferire, nella nostra alimentazione, alimenti di origine vegetale.
Questo motivo fa riferimento a una caratteristica del nostro organismo che è quella di riuscire a mantenere costate il pH del sangue e dei tessuti. Il valore di questo indice, che quando è basso indica una acidità maggiore, mentre quando è alto indica una situazione opposta all'acidità che è definita alcalinità, deve restare nel range considerato di equilibrio per il nostro sangue e per i tessuti del nostro organismo, che è intorno a 7.
L'alimentazione è uno dei principali fattori in grado di spostare il valore del pH endogeno e tutti i cibi che ingeriamo possono essere classificati in base al loro "potere" acidificante (i valori del pH si spostano verso l'acidità) o alcalinizzate (i valori di pH si alzano).
Chiariamo che parlare di potere acidificante o alcanizzante non fa riferimento a cibi acidi o meno acidi come per esempio un limone che è più acido di un bicchiere di latte, ma di tutt'altro!
Stiamo cioè valutando come un determinato cibo, una volta ingerito, digerito e metabolizzato può influenzare il valore di pH del nostro organismo.
Paradossalmente, da questo punto di vista, il ragionamento si svolge al contrario: il bicchiere di latte è più acidificante di un limone!
Nella nostra alimentazione occorre prediligere cibi alcalinizzanti. Vediamo di capire perché.
Uno spostamento del pH endogeno verso valori di acidità mobilita un sistema tampone tipico del nostro organismo, il quale riporta il pH entro valori accettabili ma che fa capo a vie metaboliche in grado di recuperare sali minerali, vitamine e ioni alcalinizzanti che il nostro organismo ha precedentemente accumulato come depositi tissutali quali, ad esempio, e tipicamente, le ossa (calcio). Questo comporta, in presenza di una situazione di acidosi, la perdita di parte del calcio e della parte minerale delle ossa, con aumento del rischio di osteporosi. Accanto a questo si realizza una situazione di acidosi diffusa in tutto il corpo che provoca dismetabolismi e problemi infiammatori generalizzati.
I cibi alcalinizzanti, se introdotti con regolarità e in quantità maggiore rispetto ai cibi acidificanti, permettono al sistema tampone del nostro organismo di entrare in funzione, quando necessario, senza attingere alle scorte di minerali, calcio e vitamine accumulate nel nostro organismo. Questo perché i cibi alcalinizzanti sono naturalmente ricchi di vitamine, calcio e minerali!
Immagino che a questo punto avrete già capito quali possono essere i cibi alcalinizzanti, ma se non fosse cosi sono bel lieta di illuminarvi a riguardo.
Cibi alcanizzanti sono:
verdure, ortaggi, tuberi, legumi, frutta fresca, frutta secca e semi oleaginosi.
Tutto quanto la natura ci offre in abbondanza.
Cibi invece acidificanti e dunque "pericolosi" per la nostra salute se consumati in eccesso, sono:
- latte, latticini, carne di tutti i tipi, pesce, formaggi, uova e carboidrati soprattutto se raffinati.
Ancora una volta: prodotti di origine animale risultano sfavorire la nostra salute se consumati frequentemente, mentre il contrario avviene per alimenti di origine vegetale. Ancora una volta troviamo un messaggio chiaro a questo riguardo.
Vi faccio poi notare un paradosso.
Comunemente ci sente consigliare, anche da medici, di consumare grossi quantitativi di latte e latticini perché ritenuti fonte di abbondante calcio e protezione contro l'osteoporosi.
In verità, abbiamo appena visto che, essendo questi alimenti con potere acidificante, se consumati troppo frequentemente vanno ad intaccare le riserve di calcio endogene e a far, pian, piano, scomparire la massa ossea e quindi il calcio!
Come dire: osteoporosi assicurata!
Chiaro che occorre usare il buon senso. Nessun cibo, e lo dico e lo ripeto sempre, è dannoso e nocivo in se. Non sto dicendo di eliminare tutti i latticini dalla nostra alimentazione. E' evidente però che non bisogna abusarne, che la dieta deve essere il più possibile ricca e variata e che occorre sapere che a volte i messaggi che ci vengono inviati non sono molto chiari e affidabili.
Per indicare il potere acidificante o alcanizzante di un alimento, viene usato un indice che è il PRAL o Potential Renal Acid Load (Carico Acido Renale Potenziale).
Alimenti a PRAL (+) positivo, sono acidificanti
Alimenti a PRAL (-) negativo sono alcalinizzanti.
Un pasto equilibrato dovrebbe bilanciare correttamente alimenti a PRAL negativo con alimenti a PRAL positivo. Quindi, per fare un esempio:
- piatto di riso/pasta/cereali
- verdura/legumi
- frutta fresca e/o secca
Se poi riusciamo a fare un pasto interamente a PRAL negativo, quindi escludendo tutte le proteine di origine animale e tutti carboidrati, ogni tanto, sarebbe sicuramente un momento di depurazione che offriamo al nostro organismo, e un insieme di nutrienti benefici e salutari.
Un esempio potrebbe essere una bella insalatona dove mettiamo tutta la verdura che ci piace e di stagione, con qualche gheriglio di noce o qualche nocciola o pinoli o la frutta secca che più ci piace, e della frutta (la mela e la pera si prestano benissimo).
O ancora, un pasto a base di tofu accompagnato da tuberi o verdure di nostra preferenza, concluso con della frutta fresca e/o secca (una manciata di frutta secca al giorno, fa sempre bene in quanto ricca di grassi omega 3 e 6....parleremo più diffusamente in seguito di questi preziosi alleati per la salute).
Questo perché il tofu si ricava dalla soia, che è un legume ed è quindi a PRAL negativo (ed è uno dei motivi per cui amo molto questo alimento, riguardo al quale faremo sicuramente degli approfondimenti).
Insomma, teniamo presente tutto questo quando cerchiamo di combinare i pasti in modo salubre!
Per concludere la parte dedicata ai vegetali: essi sono anche ricchi di fitonutrienti che sono non solo utili ad avere un adeguato apporto di vitamine, sali minerali e proteine, ma anche ricchi di "messaggi" importanti per la regolazione del nostro metabolismo, che rimane cosi attivo e ben funzionante.
E' poi ormai più che dimostrato che i vegetali, grazie al contenuto in amidi e fibre, influenzano la concentrazione di triptofano, un amminoacido precursore della serotonina, un neurotrasmettitore responsabile del senso di benessere, rilassamento, calma, del comportamento pacifico, della gioia, della socievolezza e di tutto quanto attiene alla sfera dei comportamenti e delle emozioni positive.
Sembra poi che una alimentazione vegetariana sia anche in grado di innalzare le onde alfa, onde cerebrali responsabili del senso di benessere e della vigilanza che si sperimentano, spesso, in meditazione.
Dunque mille e una virtù dei vegetali!
Nella prossima "puntata" ci occuperemo dei carboidrati complessi e vedremo come debbano essere consumati in forma "grezza" e non raffinata, se è possibile.
sabato 5 gennaio 2013
Cosa fa un nutrizionista.
Buon Anno a tutti!
In questo periodo più di altri, ho avuto modo di trovarmi a rispondere a una domanda frequente:
"Cosa fa un nutrizionista? Cosa fai, tu? Come lavori?".
Cosi ho pensato di scrivere qualche riga in questo spazio, che aiuti me e voi a fare chiarezza a riguardo, in una fase storica e in un "calderone" di figure, nel campo dell'alimentazione, dove molte cose risultano spesso nebulose.
Innanzitutto: cosa non è un nutrizionista?
O meglio: un biologo nutrizionista? (come sono io).
Non è un medico, e quindi non prescrive farmaci ne fa diagnosi.
Non è un dietologo, e quindi non ragiona in termini di grammi e pesate del cibo.
Non è un naturopata, e quindi pur avendo la licenza di consigliare integratori e nutrienti che possano aiutare il paziente a ritrovare il suo benessere, non cura attraverso le erbe.
Il biologo nutrizionista è un laureato in scienze biologiche, che si è specializzato nel campo della alimentazione umana. E' regolarmente iscritto all'albo dei biologi e agisce in totale autonomia come libero professionista o in collaborazione con strutture che si occupano di benessere e nutrizione.
Il suo scopo principale è di educare le persone ad un rapporto con il cibo, e inevitabilmente con il proprio corpo, più consapevole, più sano, più rispettoso.
Questo è ciò che guida il mio lavoro.
Fare un percorso con me significa imparare a conoscere il proprio corpo, e come reagisce al cibo che viene ingerito. Imparare ad ascoltarsi. A capire quali cibi sono meglio di altri, per il proprio corpo e metabolismo, e perché. Come nel nostro rapporto con il cibo possono entrare in gioco mille fattori e aspetti di noi stessi, che esulano il puro aspetto fisico e metabolico, come emozioni, vissuti, stati d'animo ecc...
Siamo esseri complessi e multiformi.
Di solito, quando arriva un paziente, mi piace conoscere la persona che ho davanti. La sua storia, clinica e personale. Il suo modo di alimentarsi e le sue preferenze, per poter poi stilare insieme un programma, per quanto possibile personalizzato, di nutrizione.
Chi viene da me deve scordarsi concetti come calorie o grammi.
E' certamente importante sapere che esistono cibi più calorici di altri, ma quello che è ancora più importante e imparare a nutrirsi. Ormai è chiaro, anche scientificamente, che per ottenere uno stato nutrizionale il più possibile corretto per noi, non è più tanto necessario fare un discorso di quantità (ovviamente con un po' di buon senso, possiamo capire che è bene non consumare 1kg di pasta a pasto!) quanto di qualità.
Dobbiamo cioè imparare a capire COSA mettere nel piatto, più che quanto...
A volte poi, lungo il percorso, fatto insieme, ci si può accorgere di schemi di comportamento, di rapporti disfunzionali con il cibo, di "compulsioni" che meritano maggiore attenzione, lavoro su se stessi, e questo è sempre, per me, e per il paziente, un grande traguardo.
Trovo molto "nutriente" (!) il rendermi conto, e il mio paziente con me, che da un lavoro come il nostro, si riescano a cogliere ed incontrare nodi o sofferenze più o meno grandi che possono trovare adeguato spazio di espressione ed elaborazione nello studio di un/una psicoterapeuta, in un percorso di conoscenza di se stessi. Trovo molto importante la collaborazione con diverse figure specialistiche e quella del terapeuta è una delle più importanti.
Non faccio "discriminazioni" e accolgo qualsiasi tipologia di paziente. Anche chi ha scelto di diventare vegetariano o vegano, troverà rispetto e accoglienza. Ciascuno deve essere lasciato libero di fare le proprie scelte di vita, e non è detto che non si riesca, con gli opportuni accorgimenti, a rimanere in salute anche in situazioni di "esclusione" di alcuni cibi.
Del resto oggi abbiamo mille mila strumenti a disposizione. Non è più cosi difficile "giostrarsi" con alimenti di diverso tipo in modo da avere un apporto adeguato di nutrienti.
Richiede qualche attenzione in più. Certamente. Ma è non solo fattibile: anche estremamente interessante, dal mio punto vista. Vegetariani e Vegani sono "i pionieri" di una alimentazione più sostenibile e salutare. Uno terreno fertile di sperimentazione e nuove acquisizioni.
Spero di avere fornito informazioni utili e comprensibili.
Se posso chiarire ulteriormente eventuali dubbi o incertezze, sono qui.
In questo periodo più di altri, ho avuto modo di trovarmi a rispondere a una domanda frequente:
"Cosa fa un nutrizionista? Cosa fai, tu? Come lavori?".
Cosi ho pensato di scrivere qualche riga in questo spazio, che aiuti me e voi a fare chiarezza a riguardo, in una fase storica e in un "calderone" di figure, nel campo dell'alimentazione, dove molte cose risultano spesso nebulose.
Innanzitutto: cosa non è un nutrizionista?
O meglio: un biologo nutrizionista? (come sono io).
Non è un medico, e quindi non prescrive farmaci ne fa diagnosi.
Non è un dietologo, e quindi non ragiona in termini di grammi e pesate del cibo.
Non è un naturopata, e quindi pur avendo la licenza di consigliare integratori e nutrienti che possano aiutare il paziente a ritrovare il suo benessere, non cura attraverso le erbe.
Il biologo nutrizionista è un laureato in scienze biologiche, che si è specializzato nel campo della alimentazione umana. E' regolarmente iscritto all'albo dei biologi e agisce in totale autonomia come libero professionista o in collaborazione con strutture che si occupano di benessere e nutrizione.
Il suo scopo principale è di educare le persone ad un rapporto con il cibo, e inevitabilmente con il proprio corpo, più consapevole, più sano, più rispettoso.
Questo è ciò che guida il mio lavoro.
Fare un percorso con me significa imparare a conoscere il proprio corpo, e come reagisce al cibo che viene ingerito. Imparare ad ascoltarsi. A capire quali cibi sono meglio di altri, per il proprio corpo e metabolismo, e perché. Come nel nostro rapporto con il cibo possono entrare in gioco mille fattori e aspetti di noi stessi, che esulano il puro aspetto fisico e metabolico, come emozioni, vissuti, stati d'animo ecc...
Siamo esseri complessi e multiformi.
Di solito, quando arriva un paziente, mi piace conoscere la persona che ho davanti. La sua storia, clinica e personale. Il suo modo di alimentarsi e le sue preferenze, per poter poi stilare insieme un programma, per quanto possibile personalizzato, di nutrizione.
Chi viene da me deve scordarsi concetti come calorie o grammi.
E' certamente importante sapere che esistono cibi più calorici di altri, ma quello che è ancora più importante e imparare a nutrirsi. Ormai è chiaro, anche scientificamente, che per ottenere uno stato nutrizionale il più possibile corretto per noi, non è più tanto necessario fare un discorso di quantità (ovviamente con un po' di buon senso, possiamo capire che è bene non consumare 1kg di pasta a pasto!) quanto di qualità.
Dobbiamo cioè imparare a capire COSA mettere nel piatto, più che quanto...
A volte poi, lungo il percorso, fatto insieme, ci si può accorgere di schemi di comportamento, di rapporti disfunzionali con il cibo, di "compulsioni" che meritano maggiore attenzione, lavoro su se stessi, e questo è sempre, per me, e per il paziente, un grande traguardo.
Trovo molto "nutriente" (!) il rendermi conto, e il mio paziente con me, che da un lavoro come il nostro, si riescano a cogliere ed incontrare nodi o sofferenze più o meno grandi che possono trovare adeguato spazio di espressione ed elaborazione nello studio di un/una psicoterapeuta, in un percorso di conoscenza di se stessi. Trovo molto importante la collaborazione con diverse figure specialistiche e quella del terapeuta è una delle più importanti.
Non faccio "discriminazioni" e accolgo qualsiasi tipologia di paziente. Anche chi ha scelto di diventare vegetariano o vegano, troverà rispetto e accoglienza. Ciascuno deve essere lasciato libero di fare le proprie scelte di vita, e non è detto che non si riesca, con gli opportuni accorgimenti, a rimanere in salute anche in situazioni di "esclusione" di alcuni cibi.
Del resto oggi abbiamo mille mila strumenti a disposizione. Non è più cosi difficile "giostrarsi" con alimenti di diverso tipo in modo da avere un apporto adeguato di nutrienti.
Richiede qualche attenzione in più. Certamente. Ma è non solo fattibile: anche estremamente interessante, dal mio punto vista. Vegetariani e Vegani sono "i pionieri" di una alimentazione più sostenibile e salutare. Uno terreno fertile di sperimentazione e nuove acquisizioni.
Spero di avere fornito informazioni utili e comprensibili.
Se posso chiarire ulteriormente eventuali dubbi o incertezze, sono qui.
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